Lettera del Direttore, avvisi e appuntamenti – settimana dal 15 al 24 luglio 2022

XVI Domenica del Tempo Ordinario – Luca 10, 38-42

In quel tempo, 38mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

La casa è piena di gente, ci sono Gesù e i suoi; Maria, la giovane, seduta ai piedi dell’amico, i discepoli intorno, forse Lazzaro tra loro; Marta, la generosa, è nella sua cucina, alimenta il fuoco, controlla le pentole, si alza, passa e ripassa davanti al gruppo a preparare la tavola, affaccendata per tutti. Maria seduta ascoltava Gesù. Un uomo che profuma di cielo e una donna, seduti vicinissimi.

Una scena di maestro-discepola così inconsueta per gli usi del tempo che pare quasi un miracolo. Tutti i pregiudizi sulle donne saltati in aria, rotti gli schemi. Presi l’uno dall’altra: lui totalmente suo, lei totalmente sua. La immagino incantata davanti alle parole del maestro e amico, come se fosse la prima volta. Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, lentamente ci si abitua. L’eternità invece è non abituarsi mai, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre, come nella casa dell’amicizia, a Betania.

E poi c’è Marta, la padrona di casa, tutto compresa del suo ruolo santo. Gli ospiti sono come angeli e c’è da offrire loro il meglio; teme di non farcela e allora “si fa avanti”, con la libertà dell’amicizia, e s’interpone tra Gesù e la sorella: “dille che mi aiuti!”. Gesù l’ha seguita con gli occhi, ha visto il riverbero della fiamma sul suo volto, ha ascoltato i rumori di là, sentito l’odore del fumo e del cibo quando lei passava, era come se fosse stato con Marta, in cucina. In quel luogo che ci ricorda il nostro corpo, il bisogno del cibo, la lotta per la sopravvivenza, il gusto delle cose buone, la trasformazione dei doni della terra e del sole ( J. Tolentino).

Affettuosamente le risponde: Marta, Marta, tu ti affanni per troppe cose. Gesù non contraddice il servizio ma l’affanno; non contesta il suo cuore generoso ma il fare frenetico, che vela gli occhi. Riprendi il ritmo del cuore, del respiro, del flusso del sangue; abbi il coraggio di far volare più lente le tue mani, altrimenti tutto il tuo essere entra in uno stato di disagio e di stress. Maria ha scelto la parte buona: Marta non si ferma un minuto, Maria invece è seduta, occhi liquidi di felicità; Marta si agita e non può ascoltare, Maria nel suo apparente “far niente” ha messo al centro della casa Gesù, l’amico e il profeta. Doveva bruciarle il cuore quel giorno.

Le due sorelle di Betania tracciano i passi della fede vera: passare dall’affanno di ciò che devo fare per Dio, allo stupore di ciò che Lui fa per me. I passi della fede di ogni credente: passare da Dio come dovere a Dio come stupore. Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano; battono i loro due cuori: il cuore dell’ascolto e il cuore del servizio. (P. Ermes Ronchi)

Festa di mezza estate a San Giacomo domenica 7 agosto

Il Circolo Don Bosco organizza per domenica 7 agosto p.v. il tradizionale incontro in cui sono invitati a partecipare, oltre ai Soci del Circolo, anche tutta la famiglia salesiana,  ex allievi/e, cooperatori/trici.
Il programma del giorno prevede l’arrivo in mattinata per una “”visita guidata”” dei vari lavori effettuati per rendere a norma l’edificio a cura di ditte specializzate e volontari e in ultimo la pulizia di tutti i locali da parte di tanti   volonterosi che hanno dedicato  il loro tempo per completare l’opera.
Alle ore 11.30 si svolgerà la celebrazione della Santa Messa.
Alle ore 13 ci sarà il pranzo sociale che sicuramente si svolgerà  in festa e allegria come sempre.
Il costo per i Soci e familiari è di € 20
Bambini € 10
Esterni € 25
Le prenotazioni terminano il 1° agosto e si effettuano presso il Circolo Don Bosco dal lunedì al sabato orario 14-18.
(Persona di riferimento Sig. Gianni Migliore (PAM) tel. 3396380538)

Lettera del Direttore, avvisi e appuntamenti – settimana dall’8 al 17 luglio 2022

XV Domenica del Tempo Ordinario – Luca 10, 25-37

In quel tempo, 25un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

 

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. Uno dei racconti più belli al mondo. Solo poche righe, di sangue, polvere e splendore. Il mondo intero scende da Gerusalemme a Gerico. Nessuno può dire: io faccio un’altra strada, io non c’entro. Siamo tutti sulla medesima strada. E ci salveremo insieme, o non ci sarà salvezza. Un sacerdote scendeva per quella stessa strada. Il primo che passa è un prete, un rappresentante di Dio e del potere, vede l’uomo ferito ma passa oltre. Non passare oltre il sangue di Abele. Oltre non c’è nulla, tantomeno Dio, solo una religione sterile come la polvere.

Invece un samaritano, che era in viaggio, vide, ne ebbe compassione, si fece vicino. Un samaritano, gente ostile e disprezzata, che non frequenta il tempio, si commuove, si fa vicino, si fa prossimo. Tutti termini di una carica infinita, bellissima, che grondano umanità. Non c’è umanità possibile senza compassione, il meno sentimentale dei sentimenti, senza prossimità, il meno zuccheroso, il più concreto. Il samaritano si avvicina. Non è spontaneo fermarsi, i briganti possono essere ancora nei dintorni. Avvicinarsi non è un istinto, è una conquista; la fraternità non è un dato ma un compito.

I primi tre gesti concreti: vedere, fermarsi, toccare, tracciano i primi tre passi della risposta a “chi è il mio prossimo?”. Vedere e lasciarsi ferire dalle ferite dell’altro. Il mondo è un immenso pianto, e «Dio naviga in questo fiume di lacrime» (Turoldo), invisibili però a chi ha perduto gli occhi del cuore, come il sacerdote e il levita. Fermarsi addosso alla vita che geme e si sta perdendo nella polvere della strada. Io ho fatto molto per questo mondo ogni volta che semplicemente sospendo la mia corsa per dire «eccomi, sono qui». Toccare: il samaritano versa olio e vino, fascia le ferite dell’uomo, lo solleva, lo carica, lo porta. Toccare l’altro è parlargli silenziosamente con il proprio corpo, con la mano: «Non ho paura e non sono nemico». Toccare l’altro è la massima vicinanza, dirgli: «Sono qui per te»; accettare ciò che lui è, così com’è; toccare l’altro è un atto di riverenza, di riconoscimento, di venerazione per la bontà dell’intera sua persona.

Il racconto di Luca poi si muove rapido, mettendo in fila dieci verbi per descrivere l’amore fattivo: vide, ebbe compassione, si avvicinò, versò, fasciò, caricò, portò, si prese cura, pagò… fino al decimo verbo: al mio ritorno salderò… Questo è il nuovo decalogo, perché l’uomo sia promosso a uomo, perché la terra sia abitata da “prossimi” e non da briganti o nemici. Al centro del messaggio di Gesù una parabola; al centro della parabola un uomo; e quel verbo: Tu amerai. Fa così, e troverai la vita. (P. E. Ronchi)

Lettera del Direttore, avvisi e appuntamenti – settimana dall’1 al 10 luglio 2022

XIV Domenica del Tempo Ordinario – Luca 10, 1-12; 17-20

In quel tempo, 1il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città».

17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

 

Forma breve (Lc 10,1-9):

In quel tempo, 1il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 

Vangelo di strade e di case. Vanno i settantadue, a cielo aperto, senza borsa né sacca né sandali, senza cose, senza mezzi, semplicemente uomini. A due a due, non da soli, un amico almeno su cui appoggiare il cuore quando il cuore manca; a due a due, per sorreggersi a vicenda; a due a due, come tenda leggera per la presenza di Gesù, perché dove due o tre sono uniti nel mio nome là ci sono io. E senti una sensazione di leggerezza, di freschezza, di coraggio: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, che però non vinceranno, che saranno forse più numerosi degli agnelli ma non più forti, perché su di loro veglia il Pastore bello.

E le parole che affida ai discepoli sono semplici e poche: pace a questa casa, Dio è vicino. Parole dirette, che venivano dal cuore e andavano al cuore. Ma in cima a tutto una visione del mondo, lo sguardo esatto con cui andare per le strade e per le case: la messe è molta, ma gli operai sono pochi, pregate dunque… L’occhio grande, l’occhio puro di Dio vede una terra ricca di messi, là dove il nostro occhio opaco vede solo un deserto: la messe è molta. Gesù ci contagia del suo sguardo luminoso e positivo: i campi traboccano di buon grano, là dove noi vediamo solo inverni e numeri che calano.

Gesù manda discepoli, ma non a intonare lamenti sopra un mondo distratto e lontano, bensì ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio, Dio stesso si è fatto vicino. Noi diciamo: c’è distanza tra gli uomini d’oggi e la fede, si sono allontanati da Dio! E Gesù invece: il Regno di Dio è vicino. È davvero uno sguardo diverso (A. Casati).

E i discepoli per strade e case portano il volto di un Dio in cammino verso di noi, che entra in casa, che non se ne sta asserragliato nel suo tempio, dietro muri di sacerdoti o di leviti. In qualunque casa entriate, dite: pace a questa casa. Non una pace generica, ma a questa casa, a queste pareti, a questa tavola, a questi volti. «La pace va costruita artigianalmente, a cominciare proprio dalle case, dalle famiglie, dal piccolo contesto in cui ciascuno vive» (papa Francesco).

Pace è una parola da riempire di gesti, di muri da abbattere, di perdoni chiesti e donati, di fiducia concessa di nuovo, di accoglienza, di ascolti, di abbracci. Gesù e i suoi proclamano che Dio si è avvicinato, scavalcando tutto ciò che separava la terra dal cielo; è un padre esperto in abbracci e abbatte ciò che emargina pubblicani e peccatori, ciò che separa gli scribi dal popolo, i farisei dalle prostitute, i lebbrosi dai sani (R. Virgili), gli uomini dalle donne.

Allora la pace, davvero il succo del Vangelo, dalla periferia delle case avanzerà fino a conquistare il centro della città dell’uomo. (P. E. Ronchi)

ADORAZIONE venerdì 1 luglio 2022

ADORAZIONE venerdì 1 luglio 2022
(ore 20.00 – 21.00)

L’adorazione di questa sera fa riferimento al Vangelo di domenica prossima 3 luglio (Luca 10,1-12.17-2)

Canto ….

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due, davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

COMMENTO: Nel Vangelo di Domenica prossima Gesù ci chiede di fare della nostra vita un annuncio del Regno. Per diffondersi in ogni luogo e in ogni cuore, il Verbo di Dio ha scelto la nostra povera umanità come luogo dove portare a compimento il disegno di salvezza universale del Padre. Gesù dà il mandato missionario a ciascuno di noi che non consiste nel dire o fare cose impressionanti, ma nel testimoniare con umile amore una vicinanza di Dio sempre possibile e sempre più intensa di quanto si possa immaginare o desiderare.
Ci chiede però di andare a due a due perchè l’annuncio del Vangelo non deve essere lasciato all’inventiva dei singoli, ma è opera di una comunità. Nella nostra vita terrena noi non siamo da soli, ma dobbiamo continuamente confrontarci con gli altri, arricchirci degli altri, accorgerci degli agli. L’altro è il volto di Dio, è colui attraverso il quale io riesco a dare un senso alla mia vita alla luce del Vangelo.

PREGHIERA: Signore custodisci il mio viaggio terreno, fa che non sprechi nulla di tutti i doni che mi hai dato e soprattutto aiutami a capire che la mia esistena ha un senso nella misura in cui io so amare gli altri perchè l’altro non è un ostacolo, l’altro non è una perdita di tempo, l’altro è invece ciò che riempie il mio vuoto, la mia sete di Te.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

COMMENTO: Si capisce in queste poche battute che c’è una grande sproporzione tra le cose da vivere nel nostro viaggio e le nostre forze e dunque il Signore ci chiede di pregare perchè tra i cristiani ci siano persone sempre più consapevoli della propria vita, che sappiano vivere in modo disincantato e con i piedi per terra, capaci di fare della propria quotidianità una missione di testimonianza per il bene comune e la salvezza delle anime.

PREGHIERA: Signore, siamo operai di pace? Signore, siamo testimoni di fraterna condivisione? Preferiamo forse fare da soli perchè si fa più in fretta o perchè i meriti ricadano tutti su di noi? Aiutaci a ricercare l’aiuto degli altri perchè in due si costruisce di più, ci si corregge a vicenda, si cresce. Aiutaci a capire che solo insieme i doni si moltiplicano in questo mondo di povertà e fragilità.

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

COMMENTO: Nella nostra missione, per essere testimoni di questa inaudita intimità tra noi e Dio, occorre prima imparare a portare il mistero di Cristo nel nostro corpo e nelle pieghe più sofferte della nostra storia, fino a essere nudi e umili. Non portiamo dietro orgoglio, vanto, ambizioni eccessive, ma poveri in spirito facciamo trasparire i doni più preziosi che Dio ci ha donato. È dunque necessario che non insorgano nel cuore i sentimenti dei lupi: la rabbia, l’ingordigia, il risentimento, la volontà di prevalere e di prevaricare. Questi sentimenti portano infatti a compiere le azioni dei lupi: l’abuso di potere, le aggressioni, le violenze, le offese, le menzogne.

PREGHIERA: Abbiamo vissuto in questi giorni le elezioni comunali. Per imporsi, un movimento politico spesso ha bisogno di strumenti efficaci: il denaro, le armi, gli appoggi di persone influenti. L’apostolo invece deve resistere alla tentazione di ricorrere a questi mezzi per diffondere il Vangelo e per costruire il regno di Dio. Signore aiuta i nostri politici a lavorare per il bene comune, rinunciando alle sicurezze umane anche per i più poveri del nostroterritorio.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

 

COMMENTO: Il Vangelo è bella notizia. Ecco le parole con cui il discepolo si presenta: porto la pace a te, alla tua famiglia, alla tua casa. Questo è un annuncio che dà conforto, suscita stupore, speranza, gioia!
L’apostolo – raccomanda Gesù – accetti l’invito, non avanzi pretese, si accontenti del cibo frugale che gli viene posto innanzi e si adatti agli usi e costumi di chi lo ospita, senza guardare con sospetto alle sue abitudini e alle sue tradizioni.

Il Vangelo può venire accolto, ma anche rifiutato. Come comportasi quando ci si deve confrontare con l’opposizione? Lo chiarisce Gesù:scuotete la polvere dai piedi. Dio non si arrabbia, non si vendica, non castiga chi non accoglie la sua Parola. Egli è solo bontà e misericordia e ama sempre e comunque. Chi non accetta la sua parola si rende responsabile della propria infelicità, si priva della pace. È significativo che la scena minacciosa del giudizio pronunciato dagli evangelizzatori sull’intera città si concluda comunque con una parola di salvezza: “Sappiate che il regno di Dio è giunto a voi”.

PREGHIERA: Signore Siamo persone gioiose nella nostra vita? Diffondiamo serenità e pace tra le persone che avviciniamo? Siamo capaci di accettare il diverso d noi, le usanze degli altri popoli? Siamo sensibili alle sofferenze degli altri e ci lasciamo coinvolgere? Siamo capaci di vedere il bene, il volto di Cristo anche in chi non crede?

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

COMMENTO: Compiuta la loro missione, i settantadue ritornano pieni di gioia e riferiscono a Gesù i risultati ottenuti. Le parole del Maestro sembrano suggerire l’idea di una vittoria facile, stupefacente (come folgore); sembrano ridurre ad una comoda passeggiata la lunga marcia che conduce l’umanità verso il regno di Dio.  La realtà – lo verifichiamo ogni giorno – non è tanto semplice né tanto allegra.

Il male reagisce in modo duro e violento, basti pensare quanto costi, per esempio, vincere un vizio, superare una cattiva abitudine e come continuino a trionfare nel mondo i furbi, i potenti, i corrotti. Ma Gesù, che guarda al risultato finale, constata che il male ha già perso il suo vigore.

PREGHIERA:  «…rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». Signore aiutaci a essere discepoli senza alcuna presunzione, senza trasformare il nostro discepolato in una cattedra dove sentirci migliori degli altri o, peggio ancora, in un’arma da usare contro gli altri. Signore aiutaci a credere che i nostri sforzi, anche se piccoli e limitati, possano insieme costruire la pace tanto attesa in questo momento così difficile.

Ordinazione presbiterale di quattro diaconi salesiani presieduta dall’Arcivescovo di Torino e concelebrata dal Rettor Maggiore

Torino, Italia – giugno 2022 – Sabato 25 giugno presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco è stata celebrata l’ordinazione presbiterale di quattro diaconi salesiani: Marco Cazzato, Caius Tobechukwu Ugwu, Gerald Alakwe Oshiobugie e Matteo Vignola. La cerimonia è stata presieduta da mons. Roberto Repole, Arcivescovo di Torino, e concelebrata da Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, il suo Vicario, don Stefano Martoglio, don Ivo Coelho, Consigliere Generale per la Formazione, don Leonardo Mancini, Superiore della Circoscrizione Speciale Piemonte e Valle d’Aosta (ICP), e don Jorge Mario Crisafulli Superiore dell’Ispettoria Africa Nigeria Niger (ANN). Presenti anche altri membri del Consiglio Generale, numerosi salesiani, fedeli e giovani.

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